giovedì 6 marzo 2014


GARIBALDI  E  MEUCCI  PARLAVANO DI SCIENZA

Pochi lo sanno. Ma Giuseppe Garibaldi ha mostrato, a più riprese, un forte interesse per la scienza e la tecnologia. Non solo perché ha stretto amicizia con Antonio Meucci, lo sfortunato inventore del telefono: i due mettono su, tra il 1850 e il 1853, una fabbrica di candele a New York. Ma anche perché l’”eroe dei due mondi” è un appassionato lettore di scienza: nella sua biblioteca ci sono appunti e manuali di astronomia, di matematica, di idraulica. Garibaldi crede nella scienza come fattore di progresso culturale, sociale ed economico.
È uno dei pochi politici a crederci, tra tutti quelli che si incontrano nella storia – lunga 150 anni – dell’Italia unita. E questo, a ben vedere, è la grande anomalia della giovane storia del nostro paese. Un paese capace di produrre eccellenza scientifica (e tecnologica), ma incapace di fare della scienza e della tecnologia il motore del proprio sviluppo.
 
È un’anomalia vistosa, perché il paese finalmente riunito nel 1861, produce scienziati e inventori che per qualità (e, talvolta, anche per quantità), nulla hanno da invidiare a quella di altri paesi, come Germania, Francia o Inghilterra. Ma che, a differenza degli altri grandi paesi europei, in questo ultimo secolo e mezzo non “punterà” mai sui suoi scienziati e sui suoi inventori per fondare la propria economia. Sebbene loro – gli scienziati e gli inventori – non se ne staranno quasi mai abbarbicati nella loro torre d’avorio ma cercheranno in molti modi di convincere il resto del paese che non è affatto vero che la “cultura non si mangia”: anzi, al contrario, che un paese senza cultura scientifica mangia meno.
Questi sono i tre punti fondamentali – l’Italia paese di eccellenza scientifica e tecnologica; l’Italia paese che trascura la sua eccellenza scientifica e tecnologica; l’Italia paese di scienziati e anche tecnologi socialmente impegnati – su cui due storici della matematica, Angelo Guerraggio e Pietro Nastasi, hanno poggiato l’originale ricostruzione di “150 anni di storia nazionale” che ci offrono in un libro, «L’Italia degli scienziati», appena pubblicato con Bruno Mondadori (pagg. 325; euro 22,00; 2010).
È una lunga storia. Che noi non possiamo neppure pensare di riassumere. Se non ricordando alcune punte. La stagione della grande matematica a cavallo tra il XIX e il XX secolo. La stagione della grande fisica tra gli anni ’30 del XX secolo (i ragazzi di via Panisperna) riproposta nel secondo dopoguerra. L’ottima biomedicina: con tre premi Nobel (Camillo Golgi, Renato Dulbecco, Rita Levi Montalcini) e l’ottima chimica (che ha avuto in Stanislao Cannizzaro e in Giulio Natta due interpreti di valore assoluto).
Ma anche i grandi tecnologi. Dagli inventori dell’Ottocento come Antonio Meucci e del primo Novecento, come Guglielmo Marconi, agli scienziati/inventori, come Antonio Pacinotti e Galileo Ferraris; ai grandi ingegneri, come l’italo cinese Mario Tchou, padre (ahimè quanto dimenticato) del moderno personal computer.
 
Nessun dubbio: l’Italia in questi suoi primi 150 anni di vita unitaria è stata terra d’eccellenza scientifica. E lo è tuttora (i giovani ricercatori italiani godono di grande considerazione all’estero, malgrado certi sapientoni descrivano la nostra università come luogo di inefficienza e cialtroneria).
Ma è stata terra in cui spesso l’eccellenza scientifica si è assunta, per intero, le sue responsabilità sociali. Due nomi su tutti: il matematico Vito Volterra e il fisico Edoardo Amaldi. Entrambi hanno cercato con lucida determinazione e gran profitto di offrire al paese una scienza solida e, dunque, utile. Creando le premesse per lo sviluppo di ricerche scientifiche fondamentali di assoluta avanguardia e stimolando il paese a darsi un’”anima” scientifica.
 
Volterra e Amaldi non sono stati l’eccezione. E il libro di Guerraggio e Nastasi ha il grande merito di dimostralo. Senza tacere le cadute: prima fra tutti, l’accettazione passiva da parte di quasi tutti dell’arroganza fascista e l’appoggio di alcuni alla vergogna delle leggi razziali.
Eppure in questi 150 anni l’Italia non ha mai saputo riconoscere questa sua straordinaria ricchezza. Non ha mai “creduto” nella scienza per modellare se stessa e partecipare da protagonista a quella che oggi chiamiamo l’economia della conoscenza.
Mai, tranne una volta. Dopo la seconda guerra mondiale. Quando sembrava che l’Italia volesse “fare come gli altri”, dimostrando subito di poter fare addirittura “meglio degli altri”. Sono gli anni in cui gli scienziati e i tecnologi – da Edoardo Amaldi a Giulio Natta a Domenico Marotta, da Mario Tchou a Felice Ippolito a Luigi Broglio – vengono ascoltati e posti nella condizione di far nascere un’industria ad alta tecnologia. Sono gli anni in cui l’Italia è il terzo paese al mondo a inviare un satellite nello spazio, è il terzo paese al mondo a darsi una capacità nell’ambito nucleare civile autonoma, a detenere il monopolio mondiale di una nuova plastica (il polipropilene), a realizzare un computer tutto italiano e il primo computer a transistor (padre dei personal computer). Sono gli anni in cui il Premio Nobel inglese Boris Chain viene all’Istituto Superiore di Sanità perché a Roma trova un ambiente più adatto per le sue ricerche che a Londra. Sono gli anni in cui lo svizzero Daniel Bovet viene presso il medesimo istituto per le stesse ragioni e vi conduce ricerche che gli meritano il Premio Nobel.
 
Poi – come documentano ancora una volta Guerraggio e Nastasi – quella breve, unica, intensissima stagione finisce. All’improvviso, all’inizio degli anni ‘60: Mario Tchou muore in un incidente stradale, Domenico Marotta e Felice Ippolito finiscono sotto processo. L’Italia sceglie una via economica diversa dagli altri, un percorso di «sviluppo senza ricerca». Gli scienziati conservano la loro eccellenza e il loro impegno sociale, ma tornano a essere voci nel deserto. Inascoltati. Perché? È difficile dirlo. Sarebbe necessario indagarlo.
Perché è in quella scelta che affondano le radici delle difficoltà del presente. Non solo economiche. Ma anche sociali, culturali e, a guardar bene, politiche.
 

g

martedì 4 marzo 2014





Penso di aver compreso come funziona il premio di maggioranza

Con il 36% dei voti si arriverà al 51%. Poi con il 51% ci si allea con quel 36% 
di prima più un possibile 64% di opposizione per arrivare al (36+51+36+64) =  187   per cento 

...... di aumento del debito pubblico .







Il perché di un nome , il perché di un Blog



"DiogenePitagora"  è un blog che nasce dall'incontro di due persone che , sebbene distanti per alcuni versi, hanno delle affinità di  pensiero e sono unite da un comune modo di "sentire"  la vita .
Attraverso delle frequenti conversazioni i due hanno avuto modo di conoscersi e crescere entrambi , talvolta anche con un confronto serrato , ma sempre affettuosamente fraterno .
Negli anni hanno affrontato conversazioni su molti argomenti, dalla spiritualità al simbolismo , dalla realtà politica allo sviluppo sociale ,   sempre guardando la vita con attenzione , curiosità ed un sano e rispettoso umorismo , perché  :  “Se sorridi alla vita lei ti sorriderà”  .

Un Blog , "DiogenePitagora" che vuole prendere per mano i suoi autori ed accompagnarli con semplicità in un viaggio tra il serio ed il faceto , tra realtà e fantasia , ma sempre con fiducia ed ottimismo .


Un viaggio , insieme a chi avrà la pazienza di leggerci , attraverso se stessi ed il proprio Tempo .



lunedì 3 marzo 2014










Il problema della maggior parte delle persone è che amano sognare, ma non fare sforzi per raggiungere i propri obiettivi. Pensare positivo, è ugualmente necessario. 
Il pensiero crea l'azione. 
Solo in questo caso si giunge alla meta.
Un pensiero non realizzato porta solo al rimpianto .




Un Virus che è bene coltivare ....



La felicità è in grado di colorare la nostra vita con i colori più indimenticabili.
Se nel nostro abituale "ambiente relazionale" ci sono più persone cordiali e simpatiche, la loro visione del mondo si trasmetterà anche a noi . 
Anzi, alcuni studiosi avrebbero  elaborato una formula di “contagiosità” della felicità. 

Chi è stato afflitto da questa malattia almeno una volta, aspira a prendersi questo “virus” sempre di nuovo e sempre più spesso . 

Dunque, che siate malati di felicità! 
E buon pro vi faccia!
L'Economia reale ......

Molti criticano , tanti sfasciano prima che si costruisca e pochi costruiscono .
L'Italia è questa , un paese che non ha mai imparato nulla dalla sua storia ; un paese nel quale la Domenica la gente va in chiesa nella speranza che Dio
conservi il libro delle presenze ...
Provo a buttare giù una ideuzza anche io, nella ipotetica speranza che possa funzionare .
Tutti dicono che l'economia non gira , non c'è una lira in giro e l'uniche cose che girano in Italia sono ... lasciamo stare  ....

Ma c'è un serbatoio di liquidità pronto da essere immesso nel sistema  solo che presenta delle posizioni , come dire , incagliate ... ??
Parlo del Mercato Immobiliare che, come ben sapete , si porta appresso una fetta rilevante dell'economia italiana sia direttamente che indirettamente (l'indotto ....)
L'Economia Italiana ha bisogno di uno shock che faccia riprendere a battere il suo cuore pulsante .
Il Mercato  Immobiliare è una sorta di aorta per questo cuore , ma da anni non porta linfa o ne porta troppo poca .
Questo perché , da una parte i venditori tengono fermi i prezzi di vendita  verso l'alto nella speranza che (prima o poi) il mercato rialzi la testa e soddisfi le loro esigenze , dall'altro i compratori esitano nell'intervenire negli attuali limiti di offerta nella speranza che il mercato fletta ulteriormente .
Questa posizione di stallo di fatto penalizza tutti, anche le Finanze dello Stato che non può contare sulle conseguenti entrate fiscali .
Ed allora ?
A fronte di un serbatoio di miliardi di euro pronti ad entrare in circolo , tutto si ferma per posizioni indecise in attesa di qualcosa che potrebbe verificarsi si, ma tra anni e nel frattempo ???
Ecco l'idea ..
Forziamo la mano a far incontrare offerta e domanda dando loro un motivo per concludere in tempi brevi le transazioni ....
Lo stato disponga, per il periodo transitorio di , ipotesi, 10/12  mesi, la riduzione del 50% delle imposte riguardanti sia la prima che le seconde o terze  o quarte case .... lasciando fermi, per lo stesso periodo gli indici catastali che, a scadenza della moratoria verranno adeguati in linea a quanto già previsto dai precedenti governi .,
Questa rinuncia al maggior gettito sarebbe compensata sia dalla liquidità complessivamente rimessa in circolo nel sistema, sia sull'incremento di tutto l'indotto che il mercato immobiliare si porta appresso ( conseguenti entrate fiscali ...) , sia sulla concreta possibilità che sostanziose  quote di liquidità rimangano all'interno del mercato finanziario interno , con presumibile posizionamento  su titoli di stato italiani a media lunga scadenza , il cui tasso estremamente basso presenterebbe un favorevole modo di finanziarsi per le casse statali . 
Lo stato rinuncerebbero a maggiori entrate teoriche spalmate nell'arco di diversi anni ma si troverebbe forti entrate fiscali in un arco ristretto di tempo da destinare a maggiori investimenti produttivi di cui noi abbiamo bisogno adesso  .
Domani potrebbe essere troppo tardi .
cesare


sabato 1 marzo 2014


E' facile, troppo facile, lasciarsi prendere dalla provocazione, o meglio dalla tentazione che, quasi come una provocazione, ti stinge a "rispondere" ai post di Cesare. Lui stesso ha notato che era da tempo che non intervenivo e gli ho risposto che il mio silenzio era voluto.
Gli rispondo anche ora inserendo una riflessione di tutt'altro genere, perchè, se è vero che in questa piazza prendiamo spunti da ciò che vi troviamo e confrontiamoci elaboriamo pensieri nuovi, è altrettanto vero che questa piazza è anche e soprattutto una tribuna libera nella quale chiunque può portare riflessioni e spunti nuovi discostandosi da quelli già inseriti.
A tal proposito eccovi la "prima parte" di una mia riflessione. IL FIORE D'ORO
Sebbene sia alquanto lunghetto, lo interrompo quasi sul nascere aspettando qualche vostro riscontro attraverso i commenti. Se risulterà di vostro interesse, vado avanti ancora per un po' ..altrimenti cambio argomento.


IL FIORE ROSSO

Ricordate la sensazione dolcissima che abbiamo provato quando, davanti al mare, abbiamo chiuso gli occhi per assaporare il piacere della brezza che ci accarezzava il viso e ci scombinava i capelli? O quando sdraiati e rilassati, abbiamo finto di dormire per meglio assaporare il piacere provocato dalla persona amata che ci accarezzava con tocco leggero per non svegliarci, lieve come un soffio, facendoci vibrare la pelle?
Ripetiamolo ancora, chiudiamo gli occhi e lasciamoci accarezzare da queste parole, mentre le pronunciamo sottovoce e lentamente, parola dopo parola, per meglio assaporare il piacere della loro profondità.
Perché sono parole che se lette normalmente volerebbero via, senza neppure sfiorarci, alte sulle nostre teste, perché son parole molto lontane da noi e che vengono da molto lontano.

Senza principio, né fine,
Senza passato, senza futuro,
Un alone di luce circonda il mondo dello spirito.
Ci si dimentica a vicenda, calmi e puri pieni della potenza e del vuoto.

Sono versi di Lu Tzu, tratti da “Il segreto del Fiore d’Oro”

Il Segreto del Fiore d’Oro, detto anche del Grande Uno, trattato attribuito al maestro Lu-Tzu, vissuto fra la fine dell’VIII e il principio del IX secolo d.C., che ha per oggetto procedimenti di alchimia interiore, spirituale, la quale, con particolari tecniche di meditazione e di direzione delle “correnti sottili” dell’organismo, mira alla trasmutazione ed alla integrazione dell’essere umano, alla dischiusura della coscienza sulla trascendenza e sull'originario. Dischiusura simboleggiata appunto dal fiore d’oro. Questi insegnamenti si rifanno non solo al taoismo ma anche alla forma Zen del buddismo. E’ un testo che si propone di insegnare al praticante la via della immortalità dell’anima e del corpo.

La singolarità del pensiero taoista è che l’anima non esiste di per sé. Essa non ci viene data alla nascita, così com'è nel credo ebraico-cristiano, bensì ci viene data come una potenzialità, come la gemma di un fiore, che noi stessi costruiamo dandole forma di bocciolo e infine lasciandola esplodere in un fiore, il Fiore d’Oro, reso possibile attraverso la meditazione, sfruttando come base imprescindibile il corpo materiale. Per giungere a tale risultato, secondo la tradizione taoista, è necessario un lungo lavoro alchemico durante il quale l’anima ed il corpo immortale si elevano misteriosamente all’interno del corpo materiale, attraverso una complessa pratica meditativa.




(continuerà .. se lo volete)
Gaetano Cecere 
1.3.2014




Ogni giorno  la Chiesa celebra la S. Eucaristia ; La  offre a  Dio  in sacrificio di lode, la dona in cibo ai  fedeli, la  conser...